estratti

ESTRATTI

da I PASTICCI DI LEONARDO

Da qualche giorno i francesi avevano permesso a Milano di sollevare la testa, la città era esausta dai saccheggi selvaggi e dal sangue versato, le truppe di Francesco I, dopo la sconfitta per mano degli imperiali, erano ancora più inferocite. Il duca Francesco II Sforza, ultimo figlio di Ludovico, non fu all’altezza delle strategie e dell’abilità militare del Moro, il popolo si sentiva orfano e abbandonato, piegato da un vento di guerra che soffiava furioso.Nella stanza dove dormiva Salaì con la moglie filtravano strisce di luce d’argento le grida dei soldati erano l’unico suono di quella notte infinita di luna piena.Giovanni Giacomo Caprotti, per tutti il Salaì, si era barricato in casa. Gli uomini dello Sforza lo cercavano per vendicarsi del suo tradimento: aveva già venduto al re di Francia molti beni ereditati dal suo maestro Leonardo, tra cui il quadro della Gioconda, e altri dipinti dal valore di 1250 scudi, una cifra considerevole alla quale si aggiungeva il valore di pietre preziose e vestiti di lusso. Come se non fosse bastata tanta ricchezza, il nome di Salaì compariva nel registro degli assegnatari di lauti doni e benefici ricevuti dalla Corona francese.    La sua sposa gli si era raggomitolata accanto soffocando il pianto, la accarezzò sfiorandole appena la spalla e le baciò la fronte in un gesto istintivo mentre lei chiudeva gli occhi. Salaì stava male, non controllava più il suo corpo e la sua mente. Gli ultimi dolcetti mangiati contenevano delle droghe, ormai era dipendente da quei dolci. I pensieri e i suoni si deformarono, cercò di pensare a come salvare il diario che era riuscito a togliere dalle mani di Francesco Melzi, ma pensare era difficile. Melzi era arrivato alla bottega di Leonardo molti anni dopo Salaì dimostrandosi il più dotato e affidabile tra gli allievi, il Maestro lo scelse per affidargli la sua eredità intellettuale. Alla ricca bibliografia in possesso di Melzi mancava, però, il diario in cui Leonardo dava sfogo a visioni e malinconie e su cui scriveva i pensieri più fragili e strane ricette. Il diario gli era stato sottratto proprio da Salaì, l’assistente indisciplinato, scomodo, imbroglione ma anche l’unico a cui il maestro aveva aperto l’anima, colui con cui aveva diviso tutto.I ragionamenti di Salaì scivolavano disturbati dalle grida francesi provenienti dalla strada e dal pianto sommesso della moglie. Era dilaniato dai dubbi, si chiese se fosse giusto raggiungere i Medici e consegnare gli scritti visionari di Leonardo, con la speranza che il granduca di Toscana, Cosimo il Grande, lo accogliesse con l'ospitalità che si aspetta chi per anni ha servito e assistito il più rivoluzionario artista d’Italia, continuare le trattative con la Francia era meno pericoloso?        Sulla strada qualcuno lo chiamò: «Vieni fuori, cane! Venduto ai francesi!»     L’effetto delle droghe e l’orgoglio ferito lo fecero reagire, prese il coltello che si portava sempre dietro e, barcollando, scese in strada con uno sguardo folle.      La moglie tra i singhiozzi pregava Santa Chiara di salvare anche quella volta il suo Giovanni Giacomo. Il tuono di uno schioppo e l’urlo straziante del marito le fecero capire che la Santa non l’aveva ascoltata.  

 

****

Ascanio se ne stava seduto immobile e teneva tra le mani, dure come la pietra, le pagine logorate dal tempo di quello che doveva essere stato il diario segreto di Leonardo Da Vinci. I fogli ridotti a un velo pesavano come una zavorra. Uno sguardo disorientato gli segnava il volto. Non era solito perdere la calma, sapeva governare le tempeste interne, mostrava sempre una certa sicurezza nei gesti e nel tono di voce ogni volta che doveva affrontare le difficoltà, ma questa volta la paura dell’ignoto lo risucchiava.

 

****

Leonardo era incuriosito da tutto quello che non conosceva e dall'odore che arrivava dal forno del suo patrigno. Scuriosando nel magazzino, tra vasi, recipienti e ampolle, scorse grosse pignatte in ebollizione, dentro un liquido scuro galleggiavano delle scorie e aveva un odore pungente. Su un foglio erano annotati i nomi degli ingredienti, si concentrò per tradurre la scrittura dell’Accattabriga e lesse: Pietra di Menfi per alterare e intorpidire i sensi; foglie e radici di Mandragora per dare vigore e infondere effetti afrodisiaci; Celidonia o erba di Santa Chiara per portare fortuna ma anche per esercitare il male; Capelvenere per alimentare discrezione e modestia; Manna, ottenuta dalla linfa della corteccia di Frassino, sostanza divina per allontanare le negatività; Vischio per fare innamorare e ancora polvere di argento e oro, radici di fiori di loto. Smise di leggere ma la lista era lunghissima.     Se non sono pozioni magiche queste ..., pensò.Gli piaceva guardare il patrigno mentre impastava, mescolava, sfornava. L’estratto delle piante e la polpa dei frutti scivolavano nelle uova, venivano inghiottiti dalla farina, ricoperti dalla cannella e dagli agrumi canditi, amalgamati nel composto di mandorle tritate e zenzero.L'astuto Accattabriga vendeva le sue magiche leccornie a caro prezzo a mariti gelosi e sospiranti fanciulle perse dietro amori impossibili, cavalieri senza coraggio, mercanti che volevano raddoppiare i loro denari.      «Otterrete il vostro scopo solo mangiando queste delizie, madonna. Ogni giorno dovrete servire al vostro amante i miei dolci pasticci e non dimenticate la crema rossa fatta con l'ingrediente segreto. In poco tempo dimenticherà quell'appassita e grigia ereditiera e sceglierà il vostro sole, non potrà fare a meno della primavera che avete in corpo.»Leonardo sorrideva per l’arte dell’adulazione del patrigno, ma dopo la poesia, Accattabriga presentava il conto con grande naturalezza.


****«Il gusto e l’olfatto stimolano l’affettività, il rifiuto, l’attrazione, la pace e anche la rabbia. Se mangiate un dolce pasticcio e vi si scioglie in bocca un nettare irresistibile non vi state solo riempiendo la pancia, state ingerendo emozioni e ricordi. Come fate, amato zio, a non capirlo? E come fate a non capire che alcuni ingredienti possono alterare le emozioni? C’è la scienza nella pasticceria. Ecco perché mi appassiono a quello che voi chiamate arte poco nobile!» 

****

Firenze si preparava a vivere un periodo di rivolte per prendere il potere, Piero non ebbe le capacità e il coraggio del padre e le prediche del Savonarola fecero scendere fitte ombre sulla luce che un tempo splendeva sulla città. Le guerre con Napoli, Venezia e lo Stato Pontificio chiedevano una severa preparazione e mirate strategie ma Piero, che tutti chiamavano “il Fatuo”, non resse il gioco.      «Maestro, sul serio avete voglia di festeggiare la morte del Magnifico?» chiese frastornato l’allievo Boltraffio, non sapeva cosa pensare. Sul tavolo Leonardo aveva servito un vassoio di dolcetti e una bevanda alcolica alla mora e melograno. Gli allievi mangiavano le leccornie in silenzio, a testa bassa, confusi da quella reazione. Il Maestro era malinconico, aveva un sorriso triste e gli occhi lucidi eppure voleva fare festa. Che assurdità.      «Questi dolci pasticci li ho fatti in onore del Magnifico, dentro ci sono i sapori decisi e soavi come è Firenze. Li ho chiamati i Laurenziani, il Principe ne era ghiotto, li mangiava accompagnandoli con questa bevanda di more, melagrana e un po’ di liquore.»Regnò un commosso silenzio, gli allievi si guardarono continuando a mangiare i pasticci dedicati alla Firenze laurenziana. Aveva ragione Leonardo, sprigionavano una cremosità carica di note forti e improvvisamente leggere. Il gusto dolce e speziato rimaneva in bocca a lungo unito a quello del liquore.     «Desidero suonare sui versi di una poesia di colui che sarà in eterno il Principe di Firenze, amici miei. Stavamo delle ore a parlare di tutto, gli piacevano le favole e le poesie, sì, è così … l’uomo più potente d’Italia era affascinato dalle favole e dalle poesie.»

****

 Il 22 luglio 1490 Giovanni Giacomo Caprotti giunse nella bottega di Leonardo. Da quel momento non avrebbe più lasciato il Maestro, lo avrebbe seguito sempre, nei giorni di gloria, all’inferno e nei continui viaggi da una corte all’altra.Al suo arrivo aveva all’incirca dieci anni e conquistò chiunque lo conosceva con una bellezza acerba. Il nuovo apprendista aveva una gran fame, di cibo e di vita, era ingordo e insaziabile.  Leonardo si lasciò contagiare dalla sua esuberanza, l’armoniosa bellezza del ragazzino racchiudeva la delicatezza femminile e la forza maschile insieme. Il giovane Caprotti era per Leonardo il sole e la luna.

****

Antonella si recò al laboratorio di pasticceria di mattina presto prima di aprire il negozio. Michele e Alfonso la accolsero con gradi sorrisi, un cremoso tortino e un caffè appena uscito dalla moka. Questo servì per smussare il rigido temperamento della donna.     Sbirciò silenziosa tra le etichette dei recipienti, lesse il nome di ingredienti che non pensava potessero essere utilizzati in pasticceria: cipolle e fichi, crema di latte e salvia, mandorle e basilico; crema di lavanda e rosa canina; datteri e rabarbaro. Con il naso dentro il vaso respirava forte profumi mai sentiti.      «Mi rendo conto che sono ingredienti poco usati nella pasticceria di oggi, signora Righi, ma le assicuro che sono buonissimi anche se la preparazione richiede tanti accorgimenti, è tutto un gioco di equilibri e di piccoli segreti.» Di tutta la frase capì soprattutto signora Righi e per un attimo provò una sottile rivincita.     «In effetti questi accostamenti sono una novità. Quando mio marito era al vostro posto non sono sicura che avrebbe avuto la vostra capacità.» Adesso furono i due pasticceri a sentirsi lusingati e il loro atteggiamento verso la lady di ferro si fece più complice e generoso.      «Venga, le faccio assaggiare il nuovo impasto con la farina di miglio e le spezie, se lo gusta con calma sentirà un leggero aroma di nocciola, un pizzico di piccante e una sensazione amara che poi ritorna dolce.»     «È buonissimo», disse tenendo l’impasto in bocca a lungo, un sapore sconosciuto le toccò i sensi.     «Questo è l’impasto dei Laurenziani.»     «Divini, ne ordinerò un po’.»     «Non è ancora possibile, signora, bisogna studiare bene le dosi, la forma, i colori, le decorazioni e lo può fare solo Ascanio» disse Maurizio Vecchi.     «Che assurdità è questa?!»     «Queste sono le regole, lui combina gli ingredienti per l’impasto, ci sono sostanze che neppure noi conosciamo, poi bisogna dare la forma geometrica che ci viene richiesta e le decorazioni devono seguire criteri, misure, colori precisi.» Lo disse forzandosi di controllare il suo dissenso, poi guardò Antonella negli occhi e si rasserenò.

****

Leonardo scrisse pensieri densi di sconforto nel suo diario, cercò la salvezza attraverso l’arte e le sue scoperte scientifiche. Sperava sinceramente che la passione del re francese per la cultura italiana potesse essere un lasciapassare per un futuro migliore. La sua speranza aveva un nome: il conte di Ligny e fu Salaì ad insistere perché il Maestro lo incontrasse. «È uno degli uomini di fiducia del Re, un grande estimatore dell’arte e della cultura ed è molto ricco. Dovete incontrarlo, potrebbe diventare il nostro nuovo mecenate», disse Salaì sistemandosi il gilet di broccato acquistato per lui da Leonardo da un sarto della corte spagnola.«Il nostro mecenate? Salaì, sei senza ritegno!» disse soffocando una risata. «Piuttosto, togliti quel gilet spagnolo se non vuoi essere uno dei tanti bersagli dei francesi.»Con il governatore Ligny vi fu un breve scambio di incontri senza conclusioni redditizie. Il clima di violenza in città, intanto, era diventato indomabile e persino Salaì dovette desistere dal continuare a fare la vita del damarino. I soldati francesi non risparmiavano donne e bambini, trascinavano corpi flagellati e terrone per le strade. Leonardo narrò di teste mozzate e corpi arsi vivi con minuziosi dettagli raccapriccianti. Salaì fece in tempo a salutare la sua amata Andreina giurandole amore eterno, senza ovviamente mantenere la promessa. Quel bacio sotto l’urlo della guerra fu l’unico momento di amore e pace che Salaì provò e si commosse fino alle lacrime.Anche Leonardo cercò sicurezze prima di lasciare Milano e accreditò 600 ducati d’oro all’Ospedale di Santa Maria Nuova in Firenze, poi partì per Venezia. Quel giorno, mentre il Maestro e i suoi allievi stavano ancora caricando oggetti, libri e opere d’arte sul carro, i soldati francesi e i mercenari, in tutta la loro arroganza, si divertivano a tirare al bersaglio contro un imponente cavallo di gesso e di creta che, sotto i colpi vigorosi si sventrò e cadde a pezzi.Ogni colpo era un colpo al cuore di Leonardo che vide crollare, insieme al cavallo, un pezzo della sua vita.

****

Nelle settimane trascorse a Venezia, Leonardo e Salaì attraversavano in barca gli stretti canali o camminavano nelle calli e nei campi sfiorando la bellezza galleggiante della città. Il Maestro poté finalmente ammirare da vicino il monumento equestre a Bartolomeo Colleoni realizzato dal suo vecchio mentore Verrocchio e, una volta trovatosi davanti all’imponente scultura, sorrise pieno di ammirazione e gratitudine per quell’uomo che lo aveva formato.      «Forse avete costruito il cavallo gigantesco per il duca di Milano solo per superare il bravo Verrocchio, voi non lo sapete ma volete ancora competere con lui. Ci sono traumi inconsci che ci portiamo dietro per tutta la vita, sapete?»      «Hai la lingua come quella di una vipera, Salaì» lo rimproverò Leonardo, ma non ebbe il tempo di continuare la discussione che fu distratto da un gruppo di dame che correvano ridendo verso un palazzo. Le gentildonne, vestite di veli e sete preziose, sollevavano le ampie gonne per non cadere, erano accaldate e qualcuna sventolava ventagli di piume. Non solo l’arte e l’architettura, anche la moda a Venezia si sdoganava da qualsiasi stile in Europa. La città era libera dalle severe regole della moda dell’epoca. Le veneziane vestivano abiti dalle ampie scollature, carichi di tulle e merletti di Burano, era uno stile lontano dall’austera moda spagnola che sacrificava il corpo in abiti accollati e rigidi. La novità, però, erano gli accessori, come i ventagli e le scarpe chiamate Ciopine, usate solo per i ricevimenti pomposi. Leonardo scrisse sul suo diario che, in un salone delle feste Salaì rise fino alle lacrime vedendo camminare le dame su quelle scarpe alte cinquanta centimetri che le obbligavano ad appoggiandosi a due cameriere per non cadere, ma la cosa più scandalosa e desiderabile erano i Calzoni a la galeota, corte braghe nascoste sotto la gonna, indossate a Venezia dalle prostitute e dalle cortigiane.      Leonardo fece fatica a seguire Salaì che correva dietro a ogni gonna. Il giovane si infilò dentro il portone dell’antico palazzo per seguire le belle dame e salì agile l’imponente scala di marmo. L’immagine del grande e sontuoso salone che gli apparve alla fine della corsa, però, gli fece dimenticare la fatica.  Le ampie tende di seta con decorazioni dorate erano gonfie di vento e dalla portafinestra lasciata aperta arrivavano le voci dal dialetto incomprensibile dei passanti. Il soffitto, decorato in stile bizantino, mostrava scintillanti lampadari di cristallo che disegnavano luci e ombre sul pavimento di marmo rosato. Era un momento perfetto che fluttuava sull’acqua della laguna! Alcune dame suonavano la spinetta e accennavano a dei passi di danza, altre affondavano con fatica il cucchiaio e le dita nelle coppe di latte ghiacciato.      «Perdonateci sior, avevamo bisogno di cacciare via questo caldo. Volete un po’ di questa crema ghiacciata? È una crema di latte e mandorle fatta con la neve, si squaglia in fretta ma s’è proprio bona, la sembra neve de late», gli disse una delle dame con il volto arrossato e il seno impreziosito di perle.     «Però non dite che l’abbiamo rubata dalla ghiacciaia del doge Barbarigo, le ghiacciaie valgono più dei depositi di preziosi qui in laguna», disse la musicista del gruppetto che aveva interrotto di suonare dopo l’entrata dei due uomini.  Gli occhi delle dame erano tutti rivolti a Salaì con bramosia e più lo guardavano più abbassavano le spalline dei sontuosi vestiti.      «Il doge Barbarigo è appena morto», si intromise Salaì fingendo rimprovero, in realtà era al colmo della beatitudine per poter godere di un simile teatrino al femminile tutto per lui.     «Sì, sior, infatti abbiamo approfittato della confusione di tutte le illustri persone venute a piangerlo e ci siamo intrufolate nella ghiacciaia», disse abbassando lo sguardo la damigella più giovane. Le altre dame si fissarono negli occhi e scoppiarono a ridere portandosi la mano davanti alla bocca.Leonardo le trovò deliziose, la più giovane aveva il mento sporco di crema ghiacciata e lo sguardo vispo. «È vergognoso quanto avete fatto» disse Leonardo.«Non è un grave furto, è solo un miscuglio di ghiaccio e crema», la musicista provò a ridimensionare l’accaduto     Leonardo rise e chiese di poter assaggiare lo strano composto a cui le damigelle avevano dato il poetico nome di neve di latte.

****

Alì era determinato a scoprire cosa c’era dietro le ricerche di Sara e per farlo prese a frequentarla più assiduamente. Era ovvio che dietro i suoi studi rinascimentali c’era l’ombra di un mistero, ma trovare gli indizi era un’altra cosa. Sara spulciava tra pagine antiche, a volte fingeva di coinvolgerlo, ma poi scriveva di notte, copriva e faceva sparire il materiale su cui lavorava. Quando Diego Casanova lo aveva contattato, doveva avere capito che la posta in gioco era alta. «So che i dolcetti rinascimentali di Righi hanno delle ricette segrete prese da testi dell’epoca, libri originali, si parla di Leonardo. Voglio sapere se è vero, non provare a fregarmi perché non ti conviene. Ce n’è per tutti e due» gli disse. Da quella telefonata, giunta poco dopo il viaggio di Sara a Istanbul, Alì aveva capito che le sue prime sensazioni non erano sbagliate, doveva sempre dare retta alle impressioni istintive. Altro che studi sugli eruditi bizantini nel Rinascimento, c’era di mezzo Leonardo!

****

Firenze, come un’amante capricciosa, gli regalava gioie immense e terribili dolori, si dava e si negava, lo feriva e poi lo consolava.     «Siediti qui con me Salaì, togliti il colore dalle labbra che la bella Beatrice ti ha lasciato addosso con i suoi baci focosi» disse Leonardo.     «Non le resisto, ma state tranquillo … non prenderò il mal francese.»     «Adesso condividi con me questa inconsolabile malinconia. È una serata in cui i ricordi mi vengono addosso, non ne schivo uno. Le voci, i volti, i momenti del mio passato sono tutti intorno a me e anche i pensieri pesano. Sento che presto arriverà un forte vento nella mia vita e segnerà una nuova rotta. Mangia con me queste emozioni.»     «Mangiare le emozioni, Maestro?»     «Sì, mangia i miei dolci “Monna Lisa”», disse osservando con amore il quadro posato ai piedi della parete.


****

 

Un rumore assordante interruppe la conversazione, l’uomo si tolse le cuffie, aveva lo sguardo completamente folle, sudava. Dalle cimici installate nella casa delle sorelle Bastogi aveva ascoltato la conversazione e, tra tante parole inutili sulla poesia di Leonardo, gli era rimasto impresso ciò che gli serviva veramente: il ricettario della pasticceria di Leonardo. Il piano era di poche, mirate mosse: trovare il diario, rubarne le ricette e togliere ad Ascanio anche quell’esclusiva, vendere ad un grande collezionista il diario per diventare ricco sfondato e sbarazzarsi degli altri due contendenti. Erano già in troppi a volere mettere le mani sul tesoro. Aveva pagato profumatamente il turco per scoprire la verità e adesso quell’ingenuo pretendeva più della metà. Aspetto che mi porti dritto al diario e poi ne riparliamo, pensò l’uomo. 


****

Da Vinci mantenne viva l’amicizia e la corrispondenza con il principe dell’antica Costantinopoli. Aveva lavorato a lungo per trovare la formula e gli ingredienti specifici di quello che chiamava il dolce della vendetta. Per realizzarlo si era avvalso delle conoscenze alchemiche e botaniche.  “Eccellentissima Sua maestà Beyazid II, sultano di Costantinopoli, figlio di Maometto II,Sono a conoscenza che avete molto apprezzato le mie creazioni di zucchero e mi riempie di gioia potervene fare dono.Il vostro pregiatissimo segretario mi ha comunicato che avreste gradito altri dolci pasticci da gustare nel vostro giardino dei tulipani. Tra le torte, le creme e i dolcetti che avete ricevuto fate molta attenzione alla mela rossa, l’ho glassata con rose e succo di melograno e la farcitura ha un impasto segreto. La mela rossa, Sua maestà, è il simbolo del potere universale. Chi la mangia prova subito una piacevole gaiezza e sorprendente energia, ma poi cade in uno stato di apatia e di indifferenza, la voglia di vivere viene a mancare lentamene. È forse questo il dolce da servire a chi non vi merita?Attendo notizie dal vostro fedele segretario Abdülmecid. Servo vostro, Leonardo Da Vinci.” Salaì non si dava pace. Come poteva il Maestro archiviare senza rimpianti il progetto del ponte sul Bosforo e sentirsi realizzato per una linea di dolci?      Caprotti aveva scoperto che negli ultimi tempi il Maestro sperimentava ingredienti che erano vere e proprie droghe mescolate a zuccheri e impasti cremosi. Leonardo lo aveva minacciato di starne alla larga perché quei pasticci creavano dipendenza e alteravano il comportamento. Erano dolci creati per punire chi si era votato a Lucifero come il Valentino o altre anime malvagie. Il risultato di quei tentativi di pasticceria adesso era racchiuso nella mela rossa che il sultano avrebbe usato come arma di vendetta per i suoi nemici. 

 

da L'ULTIMA ROSA DI APRILE

L’Arno si tinse dei colori del tramonto in un’esplosione di rosso e di arancio, nelle sue acque possenti galleggiavano le tante storie mosse da un vento nuovo, il vento della Rinascita.Camminando con la solita lentezza, il poeta Agnolo Poliziano assorbì con lo sguardo quell’immagine, ne trattenne l’attimo: le grida delle donne chine a lavare i panni, i cavalli poco lontano ad abbeverarsi, i pastori con le loro pecore.La Firenze laurenziana stupiva per l’imponente architettura e il trionfo d’arte che la rendeva unica agli occhi di chi la osservava. Brunelleschi, Donatello, Masaccio furono tra gli artisti che avevano dato alla città il suo nuovo volto, quello che Poliziano ammirava nella sua passeggiata. L’aria tiepida di aprile e i colori radiosi di un’esplosa primavera avvolgevano le forme floride della città che tutti chiamavano la Dominante.Venezia era stata battuta, l’alleanza con il ducato di Milano, che da quando era subentrato Galeazzo Maria Sforza si era inasprita, sembrava ora migliorata, così come i legami con la Chiesa. Lorenzo di Piero de’ Medici, pur giovanissimo, fu abile a gestire con diplomazia e ordine i rapporti con gli altri stati, una dote che Cosimo il Vecchio, suo nonno, gli aveva trasmesso.Osservando col naso per aria, totalmente rapito dalla maestosità della Cupola, Poliziano si ritrovò a mormorare una frase dell’architetto e umanista Leon Battista Alberti: “Structura si grande, erta sopra e cieli, ampla da coprire con la sua ombra tutti e popoli toscani”.  Affrettò il passo diretto a Palazzo de’ Medici dove Lorenzo aveva chiesto di incontrarlo insieme ai suoi uomini di fiducia e al fratello Giuliano.Al tramonto, con la luce velata d’oro, il palazzo di via della Larga, voluto da Cosimo il Vecchio, splendeva della potenza di una fortezza unita all’eleganza di una dimora signorile.L’umanista aveva quasi raggiunto il portone d’ingresso, quando si bloccò improvvisamente notando qualcuno uscire come un ladro da una porta secondaria.Era una persona di media statura avvolta da un ampio mantello color amaranto. Poliziano fece un passo indietro per nascondersi e dall’angolo cercò di mettere a fuoco l’estraneo. Non vi erano dubbi che fosse una donna: si intravedeva l’ampia gonna di seta.La sconosciuta si sistemò il bavero del mantello lasciando scivolare sulle spalle ciocche di riccioli biondi, poi si guardò intorno impaurita voltando più volte il viso arrossato e il poeta finalmente vide i suoi occhi grigi smarriti. La riconobbe.Perché mai Simonetta Cattaneo avrebbe dovuto comportarsi come una clandestina in quel palazzo dove era sempre entrata a testa alta?Perché recarvisi all’ora del vespro, coperta da un lungo mantello?La fanciulla alzò lo sguardo verso una finestra da dove apparve il volto dalla mandibola pronunciata e il naso affilato di Giuliano. Il principe, anch’egli rosso in faccia e con lo sguardo fisso su di lei, come se nient’altro vi fosse intorno, le mandò un bacio prima con lo sguardo e poi portandosi una mano alle labbra. Allora era vero quanto si diceva in città della liaison tra Giuliano de’ Medici e Simonetta Cattaneo Vespucci, pensò il Poliziano.


CONTINUA A LEGGERE SUL MIO BLOG...



da NEL NOME DEL FIGLIO

Ogni giorno scrivo attingendo alla mia memoria e alle mie conoscenze per narrare la mia storia alla corte dei Cibo Malaspina. Gli occhi vedono sempre meno, rileggo a fatica gli epistolari di famiglia, quelli amorosi, le copie degli atti sottratti, le relazioni dei funzionari e militari di corte. Ho una vita da raccontare, ormai confondo il presente con il passato, vedo figure antiche, sento la voce dei miei cari, rivivo tutto sulla mia pelle, piango e rido nel mio viaggio nella memoria. Immagini, voci, volti, odori, sensazioni si agitano nella testa: le grida e le risate di Ricciarda, le sue lettere, i papi, i re, l’anello del cardinale, i banchetti avvelenati, l’inchino dei mercanti, le poesie nei salotti, le teste mozzate, gli occhi di mia figlia, il suo bacio con Giulio, le mani di Serperi su di lei, il ghigno di Elena, i sorrisi di Caterina, l’abbraccio di Eleonora, i patiboli, le campane a morte e quelle che annunciavano una nuova vita. Voglio che il piccolo Giulio conosca la storia dei suoi genitori e sappia da quale destino l’ho salvato; voglio che le vicende di Ricciarda, del cardinale e di Lorenzo siano note a tutti e che tutti conoscano cosa si nascondeva dietro quella figura di autorevoli reggenti. Ecco ora ho scritto tutto, ho inserito anche le poesie tra resoconti di guerre e di morti.


Giulio e Angelica crebbero insieme. Il marchesino ricevette un’ottima educazione scolastica, prese lezioni di latino, di greco, di lettere e filosofia da importanti maestri pagati dallo zio cardinale, Ricciarda non aveva nessuna intenzione di mettere mano alle rendite del suo stato per questioni che non fossero vitali. Era ancora troppo presto per preoccuparsi della posizione del figlio in società e in politica, la metà di tutte quelle lezioni potevano bastare, questo affermò sua madre. Angelica, invece, lo studio lo rincorreva, la trovavo sempre nascosta in qualche angolo ad ascoltare le lezioni armata di penna e calamaio rubato dallo scrittoio di qualche stanza del palazzo. Se ne stava seduta per terra con le gambe incrociate, morta dal freddo, scriveva e ripeteva a fior di labbra le frasi pronunciate dai maestri, beveva ogni parola, mostrava espressioni di meraviglia a ogni nozione sconosciuta e quando dava la risposta esatta il suo faccino esplodeva in grandi sorrisi. Quella curiosità mista allo stupore di bambina non l’avrebbero mai abbandonata. Il marchesino imparò l’arte del combattimento con la spada e Angelica si divertiva a guardarlo dalla finestra che dava nel cortile. Batteva le mani vedendolo dare di scherma tra le statue di marmo romane, si muoveva agile col braccio teso e la testa alta, lo sguardo fiero e malinconico. Il suo sguardo. La sera poi in uno dei saloni i due giocavano a battersi a duello con i lunghi cucchiai di legno presi in cucina.  Quando li scovavo in quei giocosi combattimenti rimproveravo mia figlia per essere un maschiaccio ma lei rideva e da vera ruffiana mi riempiva di baci.


CONTINUA A LEGGERE SUL MIO BLOG...



da LOLA SUAREZ

La sera Diego si sedeva davanti al camino con gli occhiali calati sul naso e una grande pipa che non si spegneva mai, divorava libri di narrativa e saggi, ascoltava vecchi dischi; Lola, invece, se ne stava sdraiata a pancia in giù sullo spesso tappeto di lana a disegnare.“Cosa ascolti Diego?”“Tinta verde del grande Anibal Troilo, ma forse lo conosci come Pichuco El bandoneón mayor de Buenos Aires, come lo definì il poeta Julian Centeya,” disse facendo cenno al libro del poeta lunfardo appoggiato sul tavolo. Lola gli si raggomitolò ai piedi, guardava il suo papà dal basso con gli occhi sgranati per non perdersi neppure una delle espressioni teatrali di Diego quando raccontava il tango.“Tuo nonno c’era la sera del 1930 quando Pichuco si esibì al Metropol della Calle Lavalle con Vardaro e Pugliese, al piano suonava Alfredo Gobbi, al violino, Miguel Jurado e Luis Adesso al contrabbasso. Che cosa doveva essere stato!” disse mordendosi il labbro inferiore e scuotendo la testa.“Si dice che dopo la morte di Homero Manzi si isolò per comporre di getto Responso, uno dei tanghi più belli di sempre.Ebbene da allora, Troilo non volle più suonare quel brano ai suoi spettacoli, il pubblico doveva insistere parecchio per sentire quel capolavoro.”“Chi era Homero Manzi?” chiese Lola mettendo via i fogli.“Il più grande paroliere di tanghi e milonghe; Malena e Milonga sentimental sono sue. E’ stato un poeta.”“Sul serio?” disse Lolita e si mise a sedere con le gambe incrociate, “parlami ancora di Troilo.”“Astor Piazzolla era giovanissimo quando lo assunse come suo arrangiatore e bandoneonista. Pachuco però cercava di tenere a freno gli esperimenti e gli stravolgimenti al tango che faceva Astor.”“Malena è esistita?” chiese Lola, ormai la curiosità era incontenibile. Con la mente era già dentro a tante storie, la fantasia e la realtà nei racconti di tango si rincorrono continuamente e ci sono sempre tanti finali diversi.“Si pensa che Malena fosse …


CONTINUA A LEGGERE SUL MIO BLOG...



Poesie tratte dai libri ANIMA NUDA e VIAGGIO SCALZA

BRANDELLI

VIAGGIAMI NELL'ANIMA

IL SUD

SUI SOCIAL

CONTATTI:


info@simonabertocchi.it

© Copyright. All Rights Reserved.

Sono stata così a lungo infilzata

tra le pieghe della tua anima,

che uscendone,

ho lasciato brandelli della mia.


Scivolo via,

stringo forte la mia parte

con le radici ancora grondati.

Se vuoi

accompagnami,

rompi la crosta del mio cuore,

viaggiami nell’anima,

seguimi

in questo cammino

in cui ci perderemo

tante e tante volte.

Se ti spaventano i miei deserti,

se ti soffocano le mie fitte foreste,

se i miei fiumi sono in piena

e i miei laghi malinconici,

allora … abbandona il cammino.

Se ti fermi

senza avere esplorato il mio mondo,

senza avere annusato

ogni mio odore,

senza avere assaggiato

tutti i miei sapori,

senza esserti imbrattato

di tutti i miei colori,

non entrare nel mio universo.


L’abbraccio del Sud

ha il sole in faccia,

mi porta in una terra antica

solcata di vita,

è femmina,

è madre,

profuma di mare.   


Il canto della gente del Sud,

irrompe nel mio essere,

mi affascina

quel teatro fatto di gesti,

smorfie,

suoni,

gemiti,

risate.   


Il tempo qui si dilata,

sorvola sulla vita,

si sdraia pigro

poi si alza e danza

fino a quando l’allegria torna malinconia,

chiusa nei nodi della paura

che la speranza scioglie.

 

Il Sud succhia la vita

dalle radici della terra ferita

e la trattiene

negli occhi della sua gente.

Politica dei cookie di questo sito in ottemperanza alla direttiva del Garante della Privacy.Il Garante della Privacy ha recepito una direttiva europea che impone agli amministratori delle pagine web di mostrare ai visitatori un banner che li informa di quale sia lo politica dei cookie del sito che stanno consultando e di subordinare la sua accettazione al proseguimento della navigazione. A tale proposito se  hai bisogno di ulteriori informazioni o se hai domande sulla politica della privacy di questo sito ti preghiamo di contattarci via email all'indirizzo info@simonabertocchi.it In questa pagina sono descritte le modalità con cui le informazioni personali vengono ricevute e raccolte e come sono utilizzate da www.simonabertocchi.it A questo scopo si usano i cookie vale a dire dei file testuali per agevolare la navigazione dell'utente.COOKIE LAW   1) Che cosa sono i cookie?I cookie sono dei file di testo che i siti visitati inviano al browser dell'utente e che vengono memorizzati per poi essere ritrasmessi al sito alla visita successiva.   2) A cosa servono i cookie?I cookie possono essere usati per monitorare le sessioni, per autenticare un utente in modo che possa accedere a un sito senza digitare ogni volta nome e password e per memorizzare le sue preferenze.   3) Cosa sono i cookie tecnici?I cookie cosiddetti tecnici servono per la navigazione e per facilitare l'accesso e la fruizione del sito da parte dell'utente. I cookie tecnici sono essenziali per esempio per accedere a Google o a Facebook senza doversi loggare a tutte le sessioni. Lo sono anche in operazioni molto delicate quali quelle della home banking o del pagamento tramite carta di credito o per mezzo di altri sistemi.   4) I cookie Analytics sono cookie tecnici?In altri termini i cookie che vengono inseriti nel browser e ritrasmessi mediante Google Analytics o tramite il servizio Statistiche di Blogger o similari sono cookie tecnici?. Il Garante ha affermato che questi cookie possono essere ritenuti tecnici solo se "utilizzati a fini di ottimizzazione del sito direttamente dal titolare del sito stesso, che potrà raccogliere informazioni in forma aggregata sul numero degli utenti e su come questi visitano il sito. A queste condizioni, per i cookie analytics valgono le stesse regole, in tema di informativa e consenso, previste per i cookie tecnici."   5) Che cosa sono i cookie di profilazione?Sono cookie utilizzati per tracciare la navigazione dell'utente per creare profili sui suoi gusti, sulle sue preferenze, sui suoi interessi e anche sulle sue ricerche. Vi sarà certamente capitato di vedere dei banner pubblicitari relativi a un prodotto che poco prima avete cercato su internet. La ragione sta proprio nella profilazione dei vostri interessi e i server indirizzati opportunamente dai cookie vi hanno mostrato gli annunci ritenuti più pertinenti.   6) È necessario il consenso dell'utente per l'installazione dei cookie sul suo terminale?Per l'installazione dei cookie tecnici non è richiesto alcun consenso mentre i cookie di profilazione possono essere installati nel terminale dell'utente solo dopo che quest'ultimo abbia dato il consenso e dopo essere stato informato in modo semplificato.   7) In che modo gli webmaster possono richiedere il consenso?Il Garante per la Privacy ha stabilito che  nel momento in cui l'utente accede a un sito web deve comparire un banner contenente una informativa breve, la richiesta del consenso e un link per l'informativa più estesa come quella visibile in questa pagina su che cosa siano i cookie di profilazione e sull'uso che ne viene fatto nel sito in oggetto.   8) In che modo deve essere realizzato il banner?Il banner deve essere concepito da nascondere una parte del contenuto della pagina e specificare che il sito utilizza cookie di profilazione anche di terze parti. Il banner deve poter essere eliminato solo con una azione attiva da parte dell'utente come potrebbe essere un click.   9) Che indicazioni deve contenere il banner?Il banner deve contenere l'informativa breve, il link alla informativa estesa e il bottone per dare il consenso all'utilizzo dei cookie di profilazione.   10) Come tenere documentazione del consenso all'uso dei cookie?È consentito che venga usato un cookie tecnico che tenga conto del consenso dell'utente in modo che questi non abbia a dover nuovamente esprimere il consenso in una visita successiva al sito.   11) Il consenso all'uso dei cookie si può avere solo con il banner?No. Si possono usare altri sistemi purché il sistema individuato abbia gli stessi requisiti. L'uso del banner non è necessario per i siti che utilizzano solo cookie tecnici.   12) Che cosa si deve inserire nella pagina informativa più estesa?Si devono illustrare le caratteristiche dei cookie installati anche da terze parti. Si devono altresì indicare all'utente le modalità con cui navigare nel sito senza che vengano tracciate le sue preferenze con la possibilità di navigazione in incognito e con la cancellazione di singoli cookie.   13) Chi è tenuto a informare il Garante che usa cookie di profilazione?Il titolare del sito ha tale onere. Se nel suo sito utilizza solo cokie di profilazione di terze parti non occorre che informi il Garante ma è tenuto a indicare quali siano questi cookie di terze parti e a indicare i link alle informative in merito.   14) Quando entrerà in vigore questa normativa?Il Garante ha dato un anno di tempo per mettersi in regola e la scadenza è il 2 Giugno 2015. COOKIE UTILIZZATI IN QUESTO SITOFile di log: Come molti altri siti web anche questo fa uso di file di log registra cioè la cronologia delle operazioni man mano che vengono eseguite. Le informazioni contenute all'interno dei file di registro includono indirizzi IP, tipo di browser, Internet Service Provider (ISP), data, ora, pagina di ingresso e uscita e il numero di clic. Tutto questo per analizzare le tendenze, amministrare il sito, monitorare il movimento dell'utente dentro il sito e raccogliere dati demografici, indirizzi IP e altre informazioni. Tale dati non sono riconducibili in alcun modo all'identità dell'utente e sono cookie tecnici.COOKIE DI TERZE PARTI PRESENTI NEL SITOCookie: www.simonabertocchi.it usa i cookie per memorizzare le informazioni sulle preferenze dei visitatori e sulle pagine visitate dall'utente e per personalizzare il contenuto della pagina web in basa al tipo di browser utilizzato e in funzione delle altre informazioni che appunto tale browser invia.1) Cookie DoubleClick DART: tale cookie è stato introdotto da Google cinque anni fa e serve per pubblicare annunci Adsense su www.simonabertocchi.it in modo da mostrare all'utente della pubblicità più mirata in base alla loro cronologia. Gli utenti possono accettare tale cookie oppure disattivarlo nel loro browser visitando la pagina Privacy e Termini. Ulteriori informazioni sulle tipologie e sull'uso che fa Google dei cookie con finalità pubblicitarie possono essere trovate nella pagina web dei Tipi di cookie utilizzati. Anche alcuni partner pubblicitari di Google Adsense possono usare cookie e Web Beacons per tracciare gli utenti.2) Cookie di Facebook: Questo sito ha alcuni plugin di Facebook che possono tracciare il comportamento dei lettori. Per avere maggiori informazioni si può consultare la pagina per laPolitica della Privacy di Facebook.3) Twitter: Questo social network potrà trattare i tuoi dati personali per consentirle un’esperienza di navigazione arricchita da funzionalità e serviziTwitter Cookie Policy Privacy4) Google+ attraverso lo script plusone.js potrà trattare i dati personali secondo queste line guidaGoogle Cookie Policy Privacy5) Pinterest tratta i dati personali secondo queste linee guida per il momento solo in inglesePinterest Cookie Policy Privacy 6) Linkedin è un altro social network che tratta i dati personali secondo queste linee guidaLinkedin Cookie Policy7) Blogger e Google Friend Connect utilizzano cookie per le statistiche secondo queste linee guidaBlogger e Friend Connect Cookie Policy 8) Instagram è un social che usa cookie di profilazione propri e di terze parti con questa policyCookie Info about Instagram.  In questo blog hanno accesso server di terze parti o di rete pubblicitarie che usano tale tecnologia per inviare gli annunci nel tuo browser attraverso www.simonabertocchi.it. Tramite il rilevamento del tuo indirizzo IP mostrano la pubblicità più pertinente con i tuoi interessi. Tecnologie simili (quali cookie, web bacons e javascript) possono essere utilizzati dalle reti pubblicitarie di terze parti per misurare l'efficacia dei loro messaggi pubblicitari e per personalizzare il contenuto di tali messaggi.Il sito www.simonabertocchi.it e il suo amministratore non hanno alcun controllo sui cookie che vengono utilizzati da terze parti quindi per approfondire il tema si consiglia di consultare le politiche della privacy di queste terze parti così come le opzioni per disattivare la raccolta di queste informazioni. L'amministratore di questo sito non può quindi controllare le attività degli inserzionisti di questo blog. È comunque possibile disabilitare i cookie direttamente dal proprio browser. Il sito www.agristorantelaficaia.it non utilizza cookie di profilazione propri ma quelli presenti sono esclusivamente controllati da terze parti quali Google, Facebook o Twitter.Queste disposizioni del Garante della Privacy non sono solo italiane ma sono comuni a gran parte del paesi europei. Si possono conoscere le regole di ciascuna giurisdizione consultando il sito Your Online Choices nella propria lingua.UTILIZZO DI GOOGLE ANALYTICS IN QUESTO SITOCome detto i cookie analytics sono considerati tecnici se utilizzati solo a fini di ottimizzazione e se gli IP degli utenti sono mantenuti anonimi.  Informiamo l'utente che questo sito utilizza il servizio gratuito di Google Analytics.  Ricordiamo che i dati vengono usati solo per avere i dati delle pagine più visitate, del numero di visitatori, i dati aggregati delle visite per sistema operativo, per browser, ecc. Gli IP di Google Analytics sono stati anonimizzati.  Questi parametri vengono archiviati nei server di Google che ne disciplina la Privacy secondo queste linee guida.Un utente può disattivare Google Analytics durante la navigazione utilizzando il componente aggiuntivo disponibile per Chrome, Firefox, Internet Explorer, Opera e Safari.Si possono inoltre cancellare i cookie singolarmente per ciascun dominio, nascondere le ricerche. settare le impostazioni degli annunci di Google.NAVIGAZIONE ANONIMAUna navigazione senza l'utilizzo di cookie tecnici e di profilazione è possibile mediante quella che viene definita navigazione in incognito e che è fattibile con tutti i principali browser.

SIMONABERTOCCHI

S C R I T T R I C E


Delle mie due terre ho preso l’elegante rigore sabaudo e la creatività istintiva toscana.

Al momento ho 7 libri editi tra romanzi, romanzi storici, raccolta di racconti e silloge di poesie...